Vespe - Calabroni
I Calabroni

I calabroni (genere di Vespa) presenti in Italia appartengono principalmente a 2 specie:
la vespa crabro diffusa su tutto il territorio italiano e la vespa orientalis presente esclusivamente nelle regioni meridionali.

Sono di grosse dimensioni (circa 35 mm di lunghezza), di colore bruno, con addome tronco a livello della sua inserzione
al torace e variegato di giallo.

Il veleno presente nei pungilioni degli imenotteri contiene sostanze con attività tossiche e irritanti, che provocano
immediatamente una sensazione di dolore gonfiore e arrossamento. Le sostanze allergizzanti, provocano, in soggetti
geneticamente predisposti, reazioni gravi e shock-anafilattici, effetti che insorgono entro pochi minuti dalla puntura
aggravandosi rapidamente.

Per questi motivi è necessario non SOTTOVALUTARE il reale pericolo che rappresenta un nido di calabroni installato nella
nostra abitazione, o nelle immediate vicinanze.

Descrizione Morfologica:

L'adulto è glabro, di colore bruno rossiccio con macchie e strisce gialle, di estensione variabile a secondo della sottospecie.
La femmina può raggiungere i cinque centimetri di lunghezza, mentre maschio e operaie misurano 2-2,5 cm.
Il sesso femminile è dotato di pungiglione, le cui punture sono molto dolorose, talvolta mortali, per l'essere umano.
Nei confronti dell'uomo è tendenzialmente indifferente (a differenza della vespa, per esempio, che spinta da curiosità può ronzare intorno, aumentando, di fatto, le possibilità di puntura); tuttavia, se si può sostare vicino un albero da frutta in presenza di calabroni, con una certa tranquillità, questi insetti possono diventare molto aggressivi e vendicativi se provocati o in vicinanza del nido.
I calabroni vivono in nidi esternamente a forma di sfera, costruiti con legno impastato alla loro saliva.
Le colonie sono costituite da circa 30-40 esemplari. Pur essendo un insetto prevalentemente diurno, il calabrone svolge anche attività parzialmente notturna e lo si può trovare attivo anche in autunno inoltrato.

Ciclo Vitale:

In primavera, una regina di calabrone si sveglia dall'ibernazione ed inizia a costruire alcune cellette in un luogo riparato e difficile da individuare. Inizia così a deporre le uova che, finché non diverranno le prime operaie, sarà lei ad accudire.
Inizialmente il nido si presenta come una semisfera concava nell'interno della quale si affacciano alcune cellette con le larve all'interno.in questa fase è la regina che le nutre ed espande il nido. Nate le prime vespe operaie, la regina inizia un lavoro sedentario di sola deposizione delle uova. La regina è nutrita dalle operaie, andando di cella in cella, depone uova e controlla che le larve siano tutte sue figlie. Le operaie svolgono tutti i lavori: nutrici, tolettatrici, cercatrici di cibo, guardiane e via di scorrendo. Il nido di vespa crabro, se costruito all'esterno, può assumere una forma ovale o sferica della circonferenza di un pallone da calcio, al cui interno ci sono più piani orizzontali di cellette contenenti la covata. Se costruite all'interno di cavità o sottotetti può assumere ragguardevoli dimensioni anche prossime al metro di altezza. Il materiale per costruire il nido viene ottenuto bagnando con la saliva alcune schegge di legno morto fino ad ottenere una pasta modellabile, che una volta indurita, sarà solida e dall'aspetto cartaceo. In fine estate-inizio autunno, la regina cessa provvisoriamente di deporre le uova per lasciare alla sua prossima covata lo spazio necessario per crescere. L'ultima covata del nido, è però composta da larve di vespe aploidi (maschi), nate da uova non fecondate. Quindi, appena l'ultima covata sarà sfarfallata, per il nido avviene la fine. La regina, ormai vecchia, non secerne più l'ormone che rende sterili le sue operaie, e cominciano così a nascere le nuove regine. Le vespe regine ed i maschi, si mescoleranno con quelli di altri nidi, ed avverrà l'accoppiamento di ogni nuova regina. Le nuove regine, dopo l'accoppiamento, andranno a svernare (passare l'inverno in ibernazione) nei tronchi marci o sotto terra. Nel frattempo, la vecchia regina, ormai troppo anziana per deporre altre uova nel nido, muore di vecchiaia seguita nei giorni successivi da tutte le sue operaie dalla più vecchia alla più giovane. I maschi e l'ultima nidiata di operaie possono sopravvivere sino all'arrivo dell'inverno, periodo che in ogni caso non riescono a superare. Le nuove regine svernanti, inizieranno così un nuovo ciclo l'anno dopo in primavera, dove, se sopravvivranno, continuano la specie come ha fatto la loro madre. Del nido, non resta che l'involucro cartaceo e le cellette abbandonate, spesso saccheggiate da formiche o utilizzato come rifugio invernale da altri insetti come rincoti, coccinelle o qualunque altro insetto che in fase di adulto svernante cerchi rifugio.

Alcune Immagini:







Fonte: Wikipedia